MARINA DONATONE

16 > 23 giugno 2020

 
Cosa vuol dire per te abitare uno spazio in un periodo di residenza?

 

Per prima cosa, disorientamento. Un disorientamento necessario però, ché è quello che permette l’apertura di possibilità, riconfigurazioni, domande. D’altra parte, se avessi avuto tutto a portata di mano potevo pure restare a casa.

Abitare uno spazio di residenza per me ha a che fare col mettersi in relazione, e dunque fare caso a dove mi metto, come mi metto, cosa metto e cosa no. Questa continua messa in discussione è uno strumento fondamentale per non rimanere vittima delle mie stesse narrazioni. In che luce mi mette questo luogo, in questo momento, con queste persone?  Come mi metto io qui?

Se solitamente è lo spazio che dovrebbe ricevere e accogliere quello che accade al suo interno, in questo caso è il lavoro che riceve lo spazio che sta abitando. LOOK MA, NO HANDS_a way to go (working title) è alla sua prima tappa, e va da sé che sta assorbendo tantissimo dello spazio della Pelanda. Il primo posto dove nasce un lavoro è sempre speciale, mentre cominci a posarti ricevi la consistenza del pavimento, il punto di nero delle tende, gli sguardi di Ilaria e di Paola, la temperatura dell’aria. Per dirne una, questo lavoro è già molto legato alla moquette nera del Teatro 1.

 

Come definisci lo spazio del tuo lavoro e della tua ricerca? Cosa indagherai in questa occasione?

 

Lo spazio in LOOK MA, NO HANDS_a way to go (working title) è il canale privilegiato con cui ci poniamo in relazione, con cui entriamo in contatto col nostro corpo e col nostro stare. La forma del solo è sempre stata spaventosa per me, e darsi il giusto tempo per situarsi e percepire le superfici che incontri è stato il modo attraverso il quale abbiamo trovato una relazione forte nella “solitudine”.

In questo lavoro lo spazio ci permette di riequilibrare continuamente l’attenzione che posiamo sulle cose e di entrare in uno stato percettivo non gerarchico e predefinito, ma il più possibile sparso nelle relazioni che la presenza del corpo inscrive nell’ambiente. Non proviamo a muoverci qui, proviamo a muoverci da qui. Non proviamo a stare nella relazione, proviamo a essere della relazione. Proviamo a posarci in questo spazio per darci la possibilità di mettere in discussione le nostre premesse e scoprire qualcosa a partire dall’incontro; proviamo a far depositare una domanda e permettere l’apertura alle relazioni che la luce, la nostra presenza, l’acustica, le persone che abitano questo spazio permettono.

 

In questa residenza ci siamo innanzitutto prese un momento per tornare a prendere confidenza con il corpo dopo tanto tempo, sentire come stavamo e darci il tempo, per l’appunto, di posarci. A partire da lì abbiamo costruito lo stato del corpo necessario al lavoro. Uno stato ricettivo, aperto, in cui fare spazio tra le superfici del corpo e dell’ambiente e tendere l’orecchio per sentire che cosa succede. Uno stato in cui posso accogliere l’onda che avanza o trasformarla in qualcos’altro. Uno spazio in cui sentirsi libere di dire di sì e di no, di fare e di non fare.

 

Tre parole per definire cura

 

coinvolgimento, intenzione, non dare per scontato
 
 
 


 

Marina Donatone nasce a Roma nel 1993 e si forma presso la Budapest Contemporary Dance Academy.

In qualità di danzatrice ha lavorato in Italia e all’estero con artist_ e coreograf_ tra cui Virgilio Sieni, Jacopo Miliani e Csaba Molnár.

Nel suo lavoro cerca un corpo in divenire che si dà al sistema coreografico come materia attiva, che lavora ed è lavorata a partire dalle relazioni in cui si inserisce, portando con sé la propria irriducibile composizione.

Come autrice ha realizzato  performance per il teatro e per spazi non convenzionali tra cui il Museo Civico di Bassano del Grappa e l'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Il suo lavoro LOOK MA, NO HANDS è finalista a DNAppunti coreografici 2018 e viene presentato all'interno di Panorama Roma a Short Theatre 2019.

È tra le fondatrici di Jennifer Beals, progetto multiforme che si occupa di arti performative a Roma.

marinadonatone.tumblr.com

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