MARINA DONATONE

16 > 23 maggio 2021

 
Cosa vuol dire per te abitare uno spazio in un periodo di residenza?

 

Per prima cosa, disorientamento. Un disorientamento necessario però, ché è quello che permette l’apertura di possibilità, riconfigurazioni, domande. 

Abitare uno spazio di residenza per me ha a che fare col mettersi in relazione, e dunque fare caso a dove mi metto, come mi metto, cosa metto e cosa no. Questa continua messa in discussione è uno strumento fondamentale per non rimanere vittima delle mie stesse narrazioni. In che luce mi mette questo luogo, in questo momento, con queste persone?  Come mi metto io qui?

 

Come definite lo spazio del tuo lavoro e della tua ricerca? Cosa indagherai in questa occasione?

 

Lo spazio in Something kind of hit me today è il canale privilegiato con cui ci poniamo in relazione, con cui entriamo in contatto col nostro corpo e col nostro stare. 

Può sembrare paradossale indagare la relazione attraverso la forma del solo, eppure proprio questa ci ha aperto domande nuove sulla relazione tra corpo e spazio e ci ha permesso di approcciare al corpo stesso come sistema di relazioni.

In questo lavoro lo spazio ci permette di riequilibrare continuamente l’attenzione che posiamo sulle cose e di entrare in uno stato percettivo non gerarchico e predefinito, ma il più possibile sparso nelle relazioni che la presenza del corpo inscrive nell’ambiente. Non proviamo a muoverci qui, proviamo a muoverci da qui. Non proviamo a stare nella relazione, proviamo a essere della relazione. 

 

Questa sarà una residenza cosiddetta tecnica, in cui andremo a comporre tutto quello che farà parte del lavoro quando andrà in scena. Per noi vorrà dire anche mettere di nuovo i piedi nella sala che ci ha aperto le porte per prima, condividendo questo momento con le compagne di viaggio che hanno permesso l’inizio di questo lavoro e co-immaginato le sue possibilità. 

 

Tre parole per definire cura

 

posizionamento, intenzione, non dare per scontato

 
 

 


 

Marina Donatone (Roma 1993) si forma presso la Budapest Contemporary Dance Academy e si perfeziona seguendo i laboratori di Laurent Chétouane, Adriana Borriello e Silvia Rampelli.
In qualità di danzatrice ha lavorato in Italia e all'estero con artist_ e coreograf_ tra cui Virgilio Sieni, Jacopo Miliani e Csaba Molnár.
Nel suo lavoro cerca un corpo in divenire che si dà al sistema coreografico come materia attiva, che lavora ed è lavorata a partire dalle relazioni in cui si inserisce, portando con sé la propria irriducibile composizione.
Come autrice ha realizzato performance per la scena e per spazi non teatrali tra cui il Museo Civico di Bassano del Grappa, l'Accademia di Belle Arti di Brera, il Museo De Felice/CAOS Terni, PAV Parco Arte Vivente, Panorama Roma/Short Theatre.
Nel 2019 e nel 2020 è parte di Boarding Pass Plus Dance, progetto sostenuto dal MiBAC per l’internazionalizzazione di artist_ under 35 curato da Short Theatre, CSC - Bassano del Grappa, Lavanderia a Vapore, Terni Festival e Santarcangelo Festival.
È tra le fondatrici di Jennifer Beals, progetto multiforme che si occupa di arti performative a Roma.