MICHELE RIZZO

17 giugno > 23 agosto 2020
 
 
Cosa vuol dire per te abitare uno spazio in un periodo di residenza?
 

Lo spazio è sia fisico che mentale. Quando preparo il mio spazio di lavoro tendo a renderlo il più ibrido possibile in modo che mi stimoli a lavorare ma che mi permetta anche di non fare nulla, far si che le cose affiorino quando vogliono. Lo spazio deve favorire un certo tipo di esperienza temporale che è atemporale. Il processo creativo per me è fondamentalmente basato sull’attesa, quindi abitare uno spazio di residenza vuol dire affinare una sensibilità dell’attesa. Affinché questo possa accadere di solito ho bisogno di musica, un posto comodo dove scrivere o distendermi, fiori o piante.

 

Come definisci lo spazio del tuo lavoro e della tua ricerca? Cosa indagherai in questa occasione?
 

In questo momento sto cercando di tradurre alcuni concetti relativi al movimento in materialità. Il corpo resta il primo materiale, con cui aver a che fare. Cerco di incontrare il corpo al di fuori di me. Lo spazio in cui l’incontro avviene non è fisico, ma per accederci serve la materia, quindi la pratica che devo sviluppare per farlo è basata su un dialogo tra me e la materia. Ci si guarda, ci si studia, ci si specchia, ci si riconosce o no. L’importante è lasciare che una cosa diventi l’altra.

 

Tre parole per definire cura
 

Imparare provare avere fiducia

 

 


  

Michele Rizzo (1984) artista e coreografo italiano, vive e lavora ad Amsterdam. Si diploma nel 2011 presso la School for New Dance Development in Amsterdam (SNDO) e nel 2015 presso il Sandberg Instituut di Amsterdam, Dirty Art Department Master program for visual arts.

La ricerca di Michele Rizzo si situa al confine tra arte visiva e arte performativa, produce delle performance che uniscono scultura, danza ed elementi performativi. Benché tutte le sue opere abbiano come tratto distintivo la poetica della trasformazione, del divenire e del trascendere, i risultati di tale approccio multidisciplinare si cristallizzano in performance molto diverse tra loro. HIGHER (2015) un progetto ispirato dalla cultura del club con le musiche di Lorenzo Senni, incentrato sull'esperienza della danza estatica, come durante l'attività del clubbing. L'ultima tappa di questo lavoro, dal titolo HIGHER xtn (2018), è una versione estesa per 14 danzatori, creata per lo Stedelijk Museum di Amsterdam come parte della mostra Freedom of Movement, ed è stato invitato a far parte della collezione del museo. SPACEWALK (2017) affronta nuovamente le nozioni di clubbing e trance, trascendendo, però, l'estetica del club, traducendolo in un ambiente spaziale unico, che si collega al regno del virtuale e dell'architettura. Il suo ultimo lavoro DEPOSITION (2019), con musiche di Billy Bultheel, rappresenta il terzo episodio della trilogia che comprende HIGHER e SPACEWALK, il lavoro riporta l'attenzione sul corpo del performer. È insegnante ospite di coreografia e movimento a SNDO di Amsterdam, ha tenuto workshop presso, tra gli altri, Impulstanz Vienna, Sandberg Institute Amsterdam, ISAC Bruxelles, Studio 303 Montreal.

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti e partecipare alle attività del Mattatoio.

ISCRIVITI
Leggi tutte le informazioni relative alle regole generali e alle modalità di svolgimento della visita alla mostra e della partecipazione agli eventi
CLICCA QUI