GLI SPAZI

I PADIGLIONI

Gli originari padiglioni che caratterizzano l’intero complesso architettonico di Gioacchino Ersoch, testimoniano il passaggio dal classicismo alla modernità e costituiscono un importante esempio storico dell’architettura industriale monumentale e razionale della fine del XIX Secolo.
Nel 2002, i due Padiglioni (9a e 9b) più vicini all’ingresso di Largo Giustinani furono assegnati al MACRO per ospitare mostre di arte contemporanea.

Oggi questi due suggestivi spazi, ristrutturati e climatizzati, sono gestiti dall'Azienda Speciale Palaexpo ed entrano a fare parte, con la Pelanda, del progetto Mattatoio.

Grazie alle dimensioni e al modo in cui lo spazio è distribuito, i Padiglioni sono particolarmente adatti ad ospitare installazioni e mostre che propongano forme di ibridazione con i linguaggi delle arti performative e delle discipline scientifiche.

 
LA PELANDA

La Pelanda è un ampio spazio di circa 5000 metri quadrati, esempio pregevole di architettura industriale, nell'area un tempo dedicata alla lavorazione di suini. Il progetto è frutto di un attento restauro che ha, fra l’altro, salvaguardato le strutture e i manufatti della cosiddetta "Gallerie delle Vasche".
Il corpo principale è costituito da una grande navata, una ciminiera troncoconica e altre attrezzature metalliche che ne fanno un luogo di rara suggestione.  L’intero complesso è stato ristrutturato secondo un progetto che costituisce un sistema aperto, modulare nelle sue strutture e interamente attraversabile dal pubblico, con grandi superfici vetrate che esaltano volumi e prospettive. Gli spazi della Pelanda, nella loro varietà, sono particolarmente adatti all’espressione dei vari linguaggi della performance, dalla danza al teatro di ricerca, dalla musica all’installazione all’attività laboratoriale. Negli intenti dell’Azienda Palaexpo, questi spazi saranno anche utilizzati per residenze produttive, per dare agli artisti, provenienti da diverse discipline, la possibilità di fare ricerca e sperimentazione.


I RIMESSINI

Un tempo destinati a raccogliere e recintare gli animali cosiddetti "indomiti", i due grandi "Rimessini", dopo un lungo lavoro di restauro e rifunzionalizzazione in via di compimento, diventeranno spazi per la ristorazione, nell'ottica di coniugare la qualità dell'offerta culinaria con la cultura del cibo, nei suoi aspetti rituali, antropologici e performativi.

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