Con (in o.a.) Francesca Astrei, Maria Chiara Bisceglia, Paolo Minnielli, Nicola Sorrenti
Regia Tommaso Capodanno
Drammaturgia Matilde D’Accardi
Scenografie Alessandra Solimene
Disegno Luci Camilla Piccioni
Foto Manuela Giusto
Video Carlo Fabiano
Coordinatore del corso Francesco Manetti
Supervisore Giovanni Greco
Tutor Silvia Cabasino
«Qualcuno diceva ‘Il potere logora chi non lo ha’, secondo lei il potere ammala chi non lo ha?» chiede la giornalista Carlotta Tagliarini a Bettino Craxi, esule - o forse sarebbe meglio dire latitante - nella sua bianca villa ad Hammamet, nel corso della famosa ultima intervista rilasciata il 25 ottobre 1996.
La sua tagliente domanda ben riassume il quesito di ricerca alla base di questo lavoro, che si interroga su cosa sia la corruzione e come funzioni. L’idea del progetto nasce dall’intuizione, emersa nelle primissime letture del dramma storico shakespeariano Riccardo II, di un possibile parallelo tra il personaggio del Re Frivolo, spodestato dal futuro Enrico IV, e la figura del leader socialista nella sua tragica traiettoria finale.
L’accostamento, che passa per le accuse di corruzione mosse a entrambi, trova il suo compimento nel monologare filosofico di Riccardo, che ci sembra suonare in maniera simile alle scelte retoriche dell’ultimo Craxi, che condivide col sovrano usurpato sia il ruolo di capro espiatorio sia l’esercizio ininterrotto di un carisma politico manipolatorio. A fare da contesto ideale a questo parallelo, un giardino all’italiana metafisico, regno e prigione di questa figura fusionale: un re esiliato che è un capo giardiniere, metafora suggerita dal Bardo, che lungo la sua opera dipana l’accostamento tra il governo di un giardino e quello di uno stato.
Ne consegue un’opera originale, sviluppata a partire dalla traduzione del dramma storico e dallo studio di Tangentopoli, Mani Pulite e dell’esilio craxiano, e poi composta attraverso vari metodi di improvvisazione, scrittura drammaturgica e scrittura scenica. Parlando di C. apre sulla scena una dimensione onirica, in cui i quattro interpreti dialogano con le due suddette maschere del potere ed esplorano il proprio rapporto col tema della corruzione attraverso vari linguaggi, incluso quello delle nuove tecnologie, che caratterizzano il nostro rapporto generazionale con la politica. Un’indagine teatrale che sonda il tema della corruzione non solo dal punto di vista economico, ma anche morale, etico, fisico, esistenziale.
Ingresso gratuito con prenotazione su prenotazioni-pelanda@accademiasilviodamico.it