MUNA MUSSIE

4 - 10 aprile 2022

Prender-si cura
La Pelanda
Prender-si cura
La Pelanda

Cos'è per te il tempo della ricerca e della sperimentazione?

 

È il tempo di cui necessito per acquisire nuovi saperi e progredire nello sviluppo di una poetica che non cerca di cristallizzarsi ma di mettersi in perenne ascolto e discussione.

È il tempo dove poter guardare con più precisione il mondo circostante da una posizione di s-comodità-privilegiata.

È il tempo dove ogni ipotesi è contemplata - scartata o varata

È il tempo dell'indagine che si muove orizzontalmente e che impara dalla teoria quanto dalla pratica: lettura, passeggiata, gioco, hanno la stessa valenza poiché, la tensione che sottostà a questo tempo, raccoglie indizi da ogni cosa e da ogni dove per suggerire intuizioni vitali al procedere artistico; è uno stato meditativo-attivo-passivo, una concentrazione espansa.

È anche un tempo che può incontrare la disperazione, la perdita.

È un tempo contenitore, un recinto per la perdita, per la caduta

È un tempo che è senz’altro un lusso ma privo di disimpegno, è piuttosto tutto ciò che precede una scelta.

 

In che modo la tua pratica è influenzata dallo spazio di una residenza artistica?

 

Lo spazio è fondamentale, è ciò che si respira tramite i polmoni, e l’epidermide.

Ogni spazio ha un suo statuto, una sua energia, o lo si accoglie o lo si respinge.

Accogliere lo spazio che mi ospita, è per me una maniera per farmi accogliere dallo spazio; per creare alleanze di intenti; per scambiare informazioni; per creare coalizioni tra corpi reciprocamente intrusivi. L’ingresso in uno spazio è una convivenza creativa con regole in parte inscritte e in parte scrivibili

 

Come dialogano cura e ricerca artistica?

 

La ricerca artistica è un prendersi cura a priori, non può essere scissa dal concetto di cura. La cura è l’attenzione per/verso qualcosa, qualcuno, oggetto, soggetto, entità visibile o invisibile, un corpo animato o inanimato, un pensiero, parola, densità, estensione, colore, temperatura, astrazione, estrazione, interazione.

La qualità della cura si può esprimere in un batter d’occhi come nell’indeterminatezza di un tempo infinito.

La cura è nel corpo stesso, me lo insegna il mio sistema psicofisico che costantemente sinergizza per farmi stare in cura e il quale a sua volta mi permette di rivolgere la mia cura verso altro da me.

La cura è un equilibrio labile che si fonda sulla responsabilità orizzontale, richiama alla reciprocità, mette in connessione almeno due poli, indica accessi di possibilità e permette di fare accadere delle cose.

La cura non ha una natura stabile, richiede anch’essa ricerca, determinazione e nuovo assetto rispetto ai mutamenti che il Tutto attraversa e ci attraversa

La Cura produce Cura.

 
 

Muna Mussie (Eritrea 1978) inizia il suo percorso artistico nel 1998 formandosi e lavorando come attrice e performer con Teatrino Clandestino fino al 2001. Nel 2002 frequenta il Corso Europeo di alta formazione per l’attore, condotto da Cesare Ronconi del Teatro Valdoca e prosegue la collaborazione come attrice fino al 2010. Dal 2001 al 2005 è parte fondante del collettivo di ricerca Open, dove a seguito della performance opentolikemunamussie (2005) inizia a maturare il desiderio di indagare i propri modi dello stare in scena. Il lavoro di Muna Mussie, tra gesto, visione e parola, indaga i linguaggi della scena e delle performing arts per dare forma alla tensione che scaturisce tra differenti poli espressivi. Tra le produzioni: Più che piccola, media (2007), Con Permesso (2008), progetto site specific per Galata Perform Istanbul, Ti ho sognato, ma non eri il protagonista (2009). È autrice con Flavio Favelli della collezione di abiti FFMM (2007-2009). Tra i progetti scenici internazionali: Monkey See, Monkey Do (Chapter I-II, 2011-2012). Le sue produzioni recenti, tra cui l’installazione e performance Milite Ignoto (2015), le performance Oasi (2018), Curva (2019), Curva Cieca (2021) e PF DJ (2021), indagano le apparizioni fantasmatiche e la storia minore. Tra gli interventi oggettuali si segnalano il progetto Punteggiatura (2018), e Bologna St.173 (2021), mostra personale da Archive sites Milano, sui concetti di casa, cittadella, fortezza e libertà. Seguono la performance Bientôt l’été (2021) sul nomadismo mentale e erranza, e PERSONA (2022), incontro ad personam mediato dalla pratica del cucito. Il recente progetto Oblio (2021) introduce una ricerca sull’arte pubblica. Il suo lavoro è stato presentato ad Art Fall/PAC Ferrara, Xing/Raum e Live Arts Week Bologna, Fondazione ù Sandretto Re Rebaudengo Torino, Museo Marino Marini Firenze, Workspace Brussels, Kaaitheater Bruxelles, MAMbo Bologna, Màntica Cesena, Santarcangelo Festival, Viafarini Milano, Ipercorpo Festival, Museion Bolzano, Pergine Festival, Sale Docks Venezia, ERT Bologna, Biennale Atlas of Transitions, Vie Festival Modena, Artcity Bologna, Manifesta 2020 Marsiglia, Archive Books Milano, SAVVY contemporary Berlin, Short Theatre Roma, Oplà/Artefiera Bologna, Happening! festival NAM Not A Museum Manifattura Tabacchi Firenze, Zona K Milano, Berlin, Biennale Democrazia Torino.

Muna Mussie è artista sostenuta da apap – Feminist Futures per il triennio 2021-2024.

www.munamussie.com

 

in collaborazione con Festival Short Theatre di Roma

parte di

dal 1 dicembre 2021
residenze a porte chiuse
 
Prender-si cura è il nome del programma di residenze di ricerca e produzione artistica, ideato e curato da Ilaria Mancia, che si svolge negli spazi de La Pelanda del Mattatoio. Un gruppo di artiste e artisti sono invitati a sviluppare la propria ricerca, spaziando dalla danza alla performance teatrale, dall’arte visiva, alla musica e al video.
Padiglione 9B, Performer: Prinz Gholam
13 luglio, ore 12-13
SOLO SU INVITO
13 luglio, ore 12-13
13 luglio, ore 12-13