A cura di Giuseppe Appella
Promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti
Realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Archivio Giuseppe Modica
Giuseppe Modica è uno dei più̀ significativi rappresentanti della Nuova Metafisica, come definita da Maurizio Fagiolo dell’Arco, un artista con un’attività di ricerca di oltre cinquant’anni e con un percorso espositivo di grande rilievo in gallerie private, musei e spazi pubblici in Italia e all’estero.
In mostra saranno esposte quaranta opere di grandi dimensioni, realizzate tra il 1997 e il 2026. L’esposizione non è antologica, è un attraversamento nell’opera di Modica. Un viaggio in una pittura sul crinale della presentazione e della rappresentazione, una pittura che insegue la luce, la geometria, il ritmo, l’armonia.
Il titolo evoca Il fuoco nel mare, racconto siciliano che Leonardo Sciascia pubblicò, nel 1975 , in un libretto per bambini, edito da Emme Edizioni, con le illustrazioni di Simone Sautier e che dà il titolo alla raccolta postuma Il fuoco nel mare. Racconti dispersi (1947-1975) edita da Adelphi nel 2010, volume per il quale Roberto Calasso scelse come emblema di copertina l'opera Palatino (2007) di Giuseppe Modica. Tra le pagine rivive la leggenda di Colapesce che, sceso nella profondità degli abissi scoprì che la Sicilia era sorretta da tre colonne, una delle quali, sotto L'Etna, era consumata dal fuoco del vulcano.
Il paradosso che mette insieme i due elementi contrastanti del fuoco e dell’acqua è il medesimo che struttura la relazione dialettica di elementi antinomici nella pittura di Modica: luce e buio, luce naturale e luce artificiale, alba e tramonto, dentro e fuori, superficie e profondità. Gli elementi si compenetrano ed ogni elemento dà forza all'altro. All'interno di questa aporia si insinua la pittura e si struttura il suo linguaggio.
Il fuoco nel mare presenta una selezione di opere che si misurano su varie tematiche care all'artista e che hanno come filo conduttore la luce nella sua vasta articolazione da diurna a notturna, da naturale ad artificiale; il tempo, con i suoi slittamenti e contaminazioni, che coinvolge la memoria nelle varie accezioni di individuale, collettiva e antropologica. Un tempo inteso anche nella dimensione processuale della pittura stessa che registra l'accadimento in progress. E lo spazio che è al contempo fenomenico ed illusorio e che investe la dimensione tattile di superficie e la dimensione imprendibile utopica della profondità.
Una pittura complessa ed antinomica, che raggiunge attraverso un rigore geometrico e matematico un'assoluta semplificazione e sintesi. Le opere sono concatenate da elementi comuni ai soggetti, non c’è un ordine cronologico, ma un’affinità interna, un fil rouge che lega le opere attraverso il rapporto tra luce e buio, interno ed esterno, pieno e vuoto, superficie e profondità.