JONAS MEKAS. IMAGES ARE REAL

Jonas Mekas 100! - 9 Novembre 2022 - 26 Febbraio 2023

Padiglione 9b

Padiglione 9b

Jonas Mekas 100! – il programma internazionale di manifestazioni che celebra il centesimo anniversario dalla nascita del regista e teorico di origine lituana – approda in Italia con la mostra Images Are Real a cura di Francesco Urbano Ragazzi, duo curatoriale che ha accompagnato Mekas in molteplici progetti artistici da Venezia a New York, a Seoul, a Reykjavík.
 

Promossa da Roma Culture e dall’Azienda Speciale Palaexpo con la partnership del Lithuanian Culture Institute e dell’Ambasciata della Repubblica di Lituania a Roma, l’esposizione guarda in retrospettiva alla sessantennale attività di Jonas Mekas (Biržai 1922 – New York 2019) dentro e oltre la storia del cinema d’avanguardia. Attraverso un'ampia selezione di opere che va dagli anni Sessanta fino alla fine degli anni Dieci del nostro secolo, il progetto espositivo si propone di leggere il lavoro del filmmaker lituano come un viaggio dantesco che dall’inferno della Storia porta alla felicità grazie a un esercizio filmico quotidiano. Il catalogo edito da CURA espanderà questo percorso approfondendo l'intreccio tra arte e realtà nell'opera di Mekas.
 

Il titolo della mostra è una citazione tratta dal film Out-takes From the Life of a Happy Man, in cui la voce fuoricampo dell’artista riflette tra sé e sé: «Le memorie sono passate, ma le immagini sono qui, e le immagini sono reali!».

L’opera di Jonas Mekas è un inno alla vita nel suo continuo divenire. Nei film dell’artista la macchina da presa diventa un diario dove l’autore registra, giorno dopo giorno, i frammenti di intensità della propria esistenza: gli incontri con gli amici Andy Warhol, Allen Ginsberg o Yoko Ono, la primavera a Central Park, i fiori, gli alberi. Ogni attimo è restituito in un montaggio non narrativo e non lineare che si avvicina al linguaggio della poesia. Leggendo le pagine di questo diario lungo settant’anni, la mostra mira a tracciare alcune tappe fondamentali della vita di chi le ha scritte, in un mosaico vertiginoso di immagini che tornano a combinarsi in significati nuovi.

Cresciuto nel villaggio lituano di Semeniškiai, Jonas Mekas sperimenta poco più che ventenne l’inferno della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1944, assieme al fratello Adolfas, viene segregato dai nazisti nel campo di prigionia di Elmshorn, per essere trasferito nei campi profughi di Wiesbaden e poi di Kassel durante i quattro anni successivi alla fine del conflitto.

Quest’esperienza di assoggettamento risuona in The Brig (1964), trasposizione cinematografica di una celebre performance del Living Theatre che varrà all’artista il Gran premio Leone di San Marco al Festival del Cinema di Venezia. Nella mostra, l’opera è associata in maniera inedita alla serie fotografica Purgatorio, che racconta i primi anni dopo la guerra, e Ein Märchen aus alten Zeiten, un video filmato da Mekas durante il crollo delle Torri Gemelle a seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Il cinema diaristico di cui Mekas è fautore si configura come l’apice di un esercizio stoico di attenzione verso i momenti felici della vita. Manifesto di questa incessante ricerca del paradiso è Walden (1968), primo diary film del regista, eccezionalmente presentato nella forma di un’installazione su due schermi.

Emigrato negli Stati Uniti nel 1949 grazie alla International Refugee Organization delle Nazioni Unite, dopo pochi mesi Mekas compra la sua prima Bolex, una cinepresa maneggevole che lo accompagnerà per quasi tutta la vita. Di lì a poco l’artista inizia una prolifica attività di critico cinematografico, fondando la rivista Film Culture e firmando la rubrica Movie Journal sul Village Voice. Contemporaneamente realizza le sue prime pellicole, diventando ben presto il catalizzatore di una generazione di cineasti che riunisce sotto il nome di New American Cinema Group (1960) e organizza attorno alla Filmmakers Cooperative (1961) e all’Anthology Film Archives (1970), ancora oggi uno dei più vasti archivi dedicati al cinema indipendente.

In una carrellata di ritratti estrapolati per l’occasione dal film Birth of a Nation (1997) attraverso un lavoro di ricerca condotto dall’artista e proseguito dai curatori, la mostra testimonia la fitta rete di amicizie che Mekas è stato capace di intessere attorno a un’idea di cinema opposta e contraria al gigantismo produttivo di Hollywood. Ne emerge il profilo di un viaggiatore instancabile, in grado di trasformare lo sradicamento dalla propria terra in spinta cosmopolita ben prima dell’avvento della globalizzazione. Lo si vede nel film Travel Song (1981) esposto su quattro canali nella forma di un “quartetto.” Sulle traiettorie delle nouvelle vague cinematografiche che sul finire degli anni '60 esplodevano in tutto il mondo, nell'opera si incrocia anche il volto di Pier Paolo Pasolini, amico e coetaneo di Mekas, di cui si celebra congiuntamente il centenario nella mostra presso il Palazzo delle Esposizioni. In occasione di quell’incontro - avvenuto nel 1967 a Roma, a casa di Pasolini - i due ebbero un’intensa conversazione, pubblicata nel libro "Scrapbook of the sixties: writings 1954-2010", che sarà consultabile in mostra.

Spirito di una perpetua avanguardia, l’opera di Mekas non può essere limitata a una sola epoca, ma si evolve con l’evolversi del mezzo cinematografico. Nel 2006, pochi mesi dopo il lancio di YouTube, l’artista trasferisce il suo diario su Internet, comprendendo prima di molti il futuro delle immagini in movimento. Nel 2007 realizza 365 Day Project, una titanica performance filmica durante la quale produce e condivide sul proprio diario online un video per ogni giorno dell’anno.

Unità di misura dell’opera di Jonas Mekas è insomma la vita, che scorre e rinasce al ritmo del cinema. Vita che si fa immagine sulle trentadue vetrate di In an Instant It All Came Back to Me (2015), un’opera monumentale composta di 768 still tratti dallo sterminato archivio dell’artista. Giorno dopo giorno, immagine dopo immagine, un'esistenza intera si dispiega davanti ai nostri occhi: quella di un profugo lituano che ha cambiato la storia del cinema negli Stati Uniti e nel mondo.