ALFREDO ZELLI. BEATA MOLTITUDO

1 aprile - 17 maggio 2026

Padiglione 9b

Padiglione 9b

A cura di Carlo Alberto Bucci
 
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo. Realizzata da Azienda Speciale Palaexpo
 

Nel 1986 Alfredo Zelli tiene a Roma la sua prima mostra nella galleria di Ugo Ferranti, protagonista allora della promozione dei linguaggi di ricerca e d’avanguardia. E, nello stesso anno, espone da Yvon Lambert a Parigi e da Annina Nosei a New York. A quarant’anni dall’esordio, la mostra dell’artista romano ha sì carattere di antologica, ma in chiave di personale e attraverso l’esposizione di più di 40 sue opere.
 

Alfredo Zelli impiega la pittura per le sue creazioni e plasma i materiali con l’occhio di uno scultore, eppure sin dagli esordi ha individuato nello spazio accogliente e abitale il motore primo dell’opera.
 

La prima delle opere che il visitatore incontrerà entrando all’interno del Padiglione è la grande installazione Senza titolo del 1999 che mima una nicchia architettonica al centro della quale si stacca una forma ovale di piefrancescana memoria. Di fronte a questo lavoro in legno, cartone e tempere, troviamo l’acrilico su Pet Tra giorno, notte, cielo e terra del 2025-26: scelto per rappresentare gli esiti più recenti di una ricerca che, iniziata più di quindici anni fa, vede la figura – per lo più umana e debitrice dei volumi dell’arte manierista – smaterializzarsi lungo la prospettiva di piani trasparenti che scalano in profondità.
 

L’esposizione prosegue facendo dialogare opere del recente passato e del presente: le superfici scabre e le tonalità calde dell’installazione Senza titolo del 1987 e del clipeo Madre oro del 2007 dialogano con i piani traslucidi e i colori squillanti dei lavori più recenti, Figura e spazio esposto nel 2023 e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio nel 2023, i fogli di Pet dipinti si articolano a raggiera intorno a un palo centrale restituendo allo spettatore l’immagine di un corpo in movimento attraversato dalla luce. Le superfici trasparenti che compongono l’opera, e sulle quali i colori si aggregano in velature, si dispongono secondo sequenze di lontana eco futurista.
 

La mostra invita lo spettatore a ricomporre attraverso il proprio sguardo a ricomporre figure e identità presenti nei dipinti. Parafrasando il celebre detto latino presente in contesti eremitici francescani e cistercensi, Beata moltitudo rimanda quindi all’umanità, nel suo sviluppo attraverso la storia dell’arte e del sacro.