PADIGLIONE 9B | PERFORMANCE

Il Padiglione 9B sarà impegnato per tutta la durata del progetto da una serie di performance “delegate” che si alternano e si intrecciano, usando tutto lo spazio del padiglione come arena grazie a una serie di disegni realizzati sul pavimento che scandiscono le sequenze, determinano il luogo delle performance e delimitano il proprio spazio anche quando non sono attive.
 

Il centro dello spazio diventa l’arena per Due pianeti si sono scontrati per migliaia di anni in cui due performer occupano lo spazio determinato dal disegno sul pavimento: un grande cerchio bianco e un secondo cerchio negativo all'interno del primo. Quando uno dei due interpreti si muove, l'altro deve modificare la propria posizione in modo da mantenere la stessa distanza che avevano concordato all'inizio della performance. Tutto questo deve accadere mentre mantengono il contatto visivo. Ad un certo punto questo diventa impossibile poiché i due cerchi non sono concentrici, quindi i performer devono ricominciare da capo questo gioco infinito di negoziazione costante. Evocando muri metaforici, i disegni ricordano come anche i muri meno visibili spesso determinino il corso delle nostre azioni. La performance La partitura Sinthomo trasforma i ruoli di oratore e ascoltatore in quelli di lettore e danzatore. La partitura, in questo caso, si basa su una traduzione in italiano del seminario XXIII di Jacques Lacan, Le Sinthome (1975-1976), una serie di dieci lezioni che attingevano agli scritti di James Joyce per approfondire il concetto di lingua e di inconscio. Nella partitura, disegnata dall’artista come protocollo della performance, ogni lezione è accompagnata da un elenco di movimenti. Due performer stabiliscono il ritmo, la cadenza e la velocità della performance. La partitura con la notazione coreografica di García offre al visitatore la possibilità di unirsi a questo studio di testo e movimento, di casuali balbettii del corpo e di lapsus linguae. In fondo allo spazio, in Il labirinto della libertà femminile, una performer legge poesie scritte da donne, modulando la propria voce tra la declamazione al pubblico e il sussurro privato. Lo spazio di questa performance è definito da un cerchio bianco sul pavimento, un testo scritto con le parole “Position, Voice, World” (una citazione della scrittrice e attivista femminista chicana Gloria Anzaldúa) e un piccolo disegno su oro raffigurante una figura femminile smembrata. Infine, il progetto si completa con tre performance nomadi che si spostano per tutto lo spazio e che si dilatano negli esterni: La sfinge, Il messaggero e Il piccolo oggetto "a". Nella prima una donna seleziona un visitatore (apparentemente ignorando gli altri) e gli propone un gioco: rispondere a una serie di domande con un sì o un no. Se la risposta è corretta, viene formulata la domanda successiva. Se la risposta è sbagliata, il gioco finisce. Solo la sfinge conosce le risposte e ciò che determina se una risposta è corretta o meno rimane un enigma. Nella seconda un performer cerca (disperatamente) di farsi aiutare dai visitatori a decifrare un messaggio stampato su un vecchio pezzo di carta. Il performer corre, si nasconde, si alza in piedi, dando l'impressione di portare un fardello di cui deve liberarsi a qualunque costo. Nella terza un performer cammina per lo spazio con un pugno chiuso. Di tanto in tanto guarda attentamente uno dei visitatori, si avvicina e apre il pugno, mostrando brevemente un piccolo oggetto d'oro sul palmo della mano che viene richiusa di nuovo velocemente.

dal 6 al 23 settembre al Padiglione 9A
"Parallel Lines" di Luigi Filetici

 
fino al 12 settembre al Padiglione 9B

Prinz Gholam. While Being Other

dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20
Ingresso libero

Info

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