CRISTINA KRISTAL RIZZO

LABORATORIO

da martedì 11 a domenica 16 giugno 2019

orari 14.30 > 19.00


 

Cristina "Kristal" Rizzo, dance-maker, è attiva sulla scena della danza contemporanea italiana a partire dai primi anni ‘90. Si è formata alla Martha Graham School of Contemporary Dance a New York e ha frequentato gli studi di Merce Cunningham e Trisha Brown.
In Italia ha collaborato con diverse realtà artistiche tra le quali il Teatro Valdoca, Roberto Castello, Stoa/Claudia Castellucci, mk, Virgilio Sieni Danza, Santasangre. Tra i fondatori della compagnia Kinkaleri, dal 2008 ha intrapreso un percorso autonomo di produzione coreografica, indirizzando la propria ricerca verso una riflessione teorica dal forte impatto dinamico, tesa a rigenerare l’atto di creazione stesso e ad aprire riflessioni sul tempo presente.
Attualmente una delle principali realtà coreografiche italiane, è ospitata nei più importanti festival della nuova scena internazionale.
Alla circuitazione degli spettacoli si affianca un’intensa attività di conferenze, laboratori, alta formazione e scrittura teorica.
 
Il workshop “Proprio ciò che un corpo può fare - La danza come ipotesi generativa di una vita in comune” è aperto a tutti, senza distinzione di età, sesso o provenienza. Le giornate di lavoro prevedono una trasmissione intensa di pratiche corporee ed una restituzione finale che affermi un’idea di danza e di performance aperta alla sperimentazione e alla diretta esposizione politica dei corpi. La pratica della danza allena il corpo e la mente a procedere insieme, consentendo così alle posture dei corpi di esprimere intensità, potenza e   presenza.
La danza - come la vita - accade nonostante tutto e a dispetto di tutto, perché è pratica positiva per un presente sostenibile e capace di durata. Meditazione, esercizi di allenamento dinamico, osservazione del tempo e ascolto dello spazio, condivisione di ritmo ed espansione sonora, ascolti di voci su podcast, esercizi di politica corporea per la cura del sé: questi gli elementi di trasmissione per la ricerca di una “coreo-sofia” che amplifichi l’esposizione in un senso potenziante e costruttivo.